Locri 29 luglio 2013

Tiresia

con Antonio Salines
Teatro Belli, Roma

Tiresia è un mediatore fra gli dei e gli uomini: questo fatto gli permette di partecipare dell’immortalità che caratterizza gli dei. In effetti Tiresia, che visse per sette generazioni, non conobbe in termini reali la morte. Dunque, questa posizione privilegiata gli permette di essere un mediatore, di avere una posizione particolare proprio all’interno delle generazioni regali della casa reale di Tebe non solo tra i vivi, ma anche tra i morti della famiglia stessa. Questa trascendenza può apparire come una trasgressione all’ordine abituale delle cose, fondato sul rispetto delle opposizioni, stabilito una volta per tutte all’origine del mondo.

 

Anidride Carbonica

da Antigone di J.Anouill & B.Brecht
Anteprima nazionale con Teresa Timpano
Regia Filippo Gessi
Drammaturgia Mauro Santopietro
Produzione Scena Nuda

Si, ero io. Con una paletta di ferro che usavamo per fare dei castelli di sabbia sulla spiaggia”. (Antigone di J.Anouilh)“Il dio di morte mi conduce alla riva di Acheronte, e nonavrò nozze, né canto nuziale mi celebrerà: sposa dell’Acheronte son io”. (Antigone di B.Brecht)Da queste battute parte la nuova scrittura drammaturgica che racconta di un Antigone nel suo “Al di là”, in una situazione surreale. Lo scenario sembra vacanziero: in riva al mare, in costume da bagno, c’è anche suo fratello Polinice. Il contesto paradossale è basato su una battuta di Sofocle: “Io gli darò una tomba. E se per farlo dovrò morire, sarà bello. Giacerò accanto a lui che mi amava, io che lo amo”. Antigone giunge in un bel posto, sulla riva di una spiaggia mediterranea, armata ancora di quella paletta con cui ha esumato il cadavere del fratello, la stessa paletta con cui faceva da piccola castelli di sabbia assieme ad Eteocle, Ismene e Polinice. Questo per raccontare chi come Antigone ha rifiutato di scendere a compromessi nella vita, per valorizzare l’amore, per continuare a respirare ancora ossigeno puro, obbligando ad un pensiero che prescinde dai tempi storici. L’accettazione di un martirio in vita, regala una luce nell’al di là.

 

TERESASALINESIncontro

con Antonio Salines e Teresa Timpano
Performance di esplorazione sul mito di Antigone
Produzione Teatro Belli/Scena Nuda
ore 21.45 Teatro Greco Romano

 

 

Iniziazioni

incontro con Stefania Pennacchio

Racconto estetico sulle transizioni sociali e fisiologiche femminee, attraverso le maglie del tessuto culturale di cui è pregno il Mediterraneo, “Iniziazioni” rappresenta la staticità delle sculture attraverso i punti fermi del racconto esplicativo, dipanato attraverso una prospettiva privilegiata che è quella femminile. Antigone è la dimostrazione che i motivi sono la lettura dell’ agire, lei ha scelto il rapporto nudo e scabro con il sentire. Antigone è oltre tutto. E’ l’ amore fine a se stesso , che custodisce e genera non solo dalle porte del ventre. La scultura è l’ iniziazione della capacità di generare anche il proprio padre o i propri fratelli.www.stefaniapennacchio.net.

 

Teatro Ragazzi – Tempio di Marasà (Locri)

eneaFavola di Enea e Didone

Spettacolo itinerante per ragazzi

Enea, eroe caro alla maggior parte degli dei, infatti è detto pius. Enea è un capo maturo e responsabile. Si sottomette completamente al volere degli dei, rispetta e venera il padre, è attento verso il figlio, è leale ma ha momenti di incertezza e di dubbio. Per il resto Enea incarna le virtù dei grandi personaggi romani: Coraggio; Lealtà; Giustizia; Clemenza; Pietas, ovvero devozione verso gli dei e rispetto verso gli uomini; Pazienza; Alto senso civico ed esaltazione dei valori di cittadino romano. La pietas, una delle doti di Enea, rappresenta il senso del dovere, la devozione, il rispetto delle norme che regolano i rapporti tra gli dei e tra gli uomini. Solo occasionalmente l’eroe cede alla ferocia, come quando priva il giovane Tarquito della sepoltura, impedendo così all’anima del nemico morto di raggiungere i cancelli dell’Ade.

 

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Il Sito

Locri e Portigliola (RC)

teatro greco romano locri EpizefiriLocri Epizefiri. La storia di Locri Epizefiri è una storia millenaria che inizia con l’arrivo tra l’VIII ed il VII secolo a.C. di un nucleo di coloni provenienti dalla Locride, una regione povera della Grecia, e che si sviluppa lungo l’arco dei secoli. Il primo vero studio sull’antica Locri Epizefiri lo si deve al Duca di Luynes, il quale oltre allo scavo del tempio di “Casa Marafioti”, realizzò anche la prima planimetria della città antica che venne pubblicata nel 1830.
In seguito, Locri Epizefiri fu l’oggetto di studio di Pasquale Scaglione, originario di Gerace, che nel 1856 pubblicò un’opera dal titolo “Storia di Locri e di Gerace”, ancora oggi importante per il gran numero di notizie che fornisce sulla zona della città antica che, altrimenti, non ci sarebbero mai pervenute.

Teatro Greco Romano (comune di Portigliola). Risalendo la strada parallela al parco in località Pirrettina, è visitabile il teatro, scoperto nella prima metà del secolo scorso dall’archeologo e Soprintendente per le Antichità della Calabria e della Lucania nel primo novecento, Paolo Orsi. Costruito in pietra tenera secondo la tradizionale tecnica greca che utilizzava la pendenza naturale del terreno per realizzare la cavea caratterizzata da una serie di gradoni, il teatro si data al IV secolo a.C. Diverse le trasformazioni apportate in età romana quale l’ingrandimento dell’orchestra.

Tempio di Marasà (comune di Locri). Il santuario, uno dei più noti del mondo magno-greco era organizzato secondo la tradizionale suddivisione di un’area sacra: temenos – spazio all’aperto e recintato; altare, utile ai sacrifici per la divinità cui era dedicato il santuario; tempio, che all’interno, solitamente, conservava la statua di culto. Va ricordato che in alcuni casi, potevano aggiungersi anche i thesauroi: piccoli edifici con le offerte votive (ex voto) più preziose per la divinità.
Del tempio sono oggi visibili i resti relativi alla fase di età arcaica edificato in blocchi di arenaria e quelli dell’edificio di culto ricostruito con diverso orientamento, in stile ionico e pietra calcarea, di età classica.